Poggio, terra d’Iris

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Ho constatato che quando facciamo le cose che ci piacciono e ci appassionano, entriamo in una sorta di armonia con il mondo e ci sentiamo particolarmente ricettivi, per cui, ciò che intimamente desideriamo, improvvisamente, quasi per magia, sentiamo venirci incontro.
Questo è quello che ho capito coltivando i miei Iris.
Se entrate nel mio giardino romantico potrò mostrarvi le meraviglie appena sbocciate in tutte il loro splendore.
Da 8 anni ho iniziato la mia collezione fatta di Iris di molti colori, ne ho circa 60 esemplari.
Come si coltiva:
Si pianta da luglio a settembre in posti soleggiati, senza ristagni idrici, con i rizomi in superficie, esposti al sole, essenziale per la fioritura.
Necessita solo di idratazione e amore, e mai di trattamenti chimici dannosi per l’ambiente, per cui è un fiore ecosostenibile.
A marzo le piante vanno pulite dalle foglie secche, facendo attenzione a non sciupare quelle nuove e verdi.
La fioritura avviene da aprile a maggio.
Il terreno intorno alle piante va zappato spesso per liberarlo dalle erbe infestanti.
Ogni 3 anni, a luglio si diradano le nuove piantine nate, sistemandole a dimora distanziate 30 cm l’una dall’altra.
L’Iris deriva il suo nome da Iride, dea dell’arcobaleno.
Viene chiamato anche Giaggiolo o Giglio, tanto che è simbolo della città di Firenze. Lo ritroviamo nel vessillo negli stemmi di nobili famiglie, ed è ritratto in numerosi dipinti di artisti famosi (come Van Gogh).
Il profumo dell’Iris è dolciastro e delicatamente acuto.
Nel linguaggio dei fiori, regalare Iris significa portare un messaggio augurale, auspicare novità e disporsi alla comunicazione.

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Cosa si ottiene dall’Iris:
• Il prodotto derivato dai rizomi essiccati e macinati, e dai fiori, viene utilizzato nell’industria profumiera e cosmetica ricavandone: borotalco, cipria, dentifricio, saponette, bagni schiuma, olii essenziali, profumo.
• Nel fai da te il rizzoma essiccato, macinato e mischiato con miele e succo d’arancia, viene utilizzato per ottenere un’ottima maschera nutriente per il viso.
• In tempi passati le mamme davano ai bambini la radice essiccata dell’Iris come tettarella. Con essa massaggiavano le gengive quando spuntavano i primi dentini Sembra che la radice sia anche ricca di fluoro.
• Una leggenda narra che una piccola dose di polvere di rizoma, presa tutti i giorni, riuscisse a guarire l’ulcera.
Ed ora ammirate alcune delle mie meraviglie, e se vorrete, potreste scrivermi per richiedere uno scambio di colori, a
betty.desideri@virgilio.it

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